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Intervista a Lorenzo Cesa: «Ecco il mio piano per federare il Centro»

«E il momento di agire. Serve uno sforzo. In primis di Silvio Berlusconi».

Per fare cosa, Lorenzo Cesa?

«Per dare all’Italia, finalmente, un grande raggruppamento liberal-popolare. Quest’area in Europa collabora, si riconosce nel Partito popolare europeo: non ha più senso che in Italia sia frastagliata». Segretario dell’Udc dal 2005, eurodeputato, Cesa ha traghettato lo Scudocrociato fuori dall’orbita del Pd. Lo scorso 4 dicembre ha schierato il suo partito sul No alla riforma costituzionale del governo Renzi. Provocando, così, la rottura con il suo ex leader, Pier Ferdinando Casini, e con Angelino Alfano, fino ad allora suo compagno di viaggio m Area popolare. Adesso si è ritagliato il ruolo di grande tessitore: «Mi sono dotato di ago e filo per cercare di ricucire, con grande pazienza e fatica, l’area democratico-cristiana».

Ricomposizione. Con chi?

«Con la famiglia del Ppe che ha condiviso le stesse posizioni sul referendum costituzionale. A partire dal maggior partito italiano che ne fa parte: Forza Italia. Berlusconi apra una riflessione».

Non teme che il Cav preferisca riflettere anche, se non di più, sul suo rapporto con i sovranisti Lega e Fratelli d’Italia?

«Ho partecipato al congresso del Ppe di Malta. Ho visto quanto Berlusconi è legato e tenga al rapporto con la famiglia del Partito popolare europeo. La storia di Berlusconi, i suoi valori, il Ppe, sono incompatibili con i partiti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni».

A livello elettorale, però, il peso di Lega e Fratelli d’Italia è più alto di quello di un ipotetico centro.

«Una grande forza liberal-popolare avrebbe uno spazio elettorale enorme. L’ha capito anche Renzi».

Renzi?

«Ha detto che un Berlusconi schiacciato a destra sarebbe un bei regalo per lui, visto che gli lascerebbe un’autostrada al centro. Ecco perché dico che tutti, Forza Italia in testa, dobbiamo fare uno sforzo di aggregazione».

In Italia sono tante le sigle che si riconoscono nell’area liberal-popolare. Il suo invito a chi è rivolto, oltre a FI?

«A Direzione Italia di Raffaele Fitto, a Rivoluzione cristiana di Gianfranco Rotondi, a Energie per l’Italia di Stefano Parisi, a Idea di Gaetano Quagliariello, ma soprattutto alle realtà fuori dalla politica: all’associazionismo cattolico, alle categorie».

E Alfano e Casini?

«Non sarebbe coerente, ne credibile agli occhi degli italiani, che formazioni politiche che fanno parte, insieme al Pd, della maggioranza di governo, partecipassero alla costruzione di un’area alternativa alla sinistra. L’area liberai-popolare non può tenere dentro tutto e il contrario di tutto».

Il ministro degli Esteri e l’ex presidente della Camera hanno lanciato le primarie del centro. L’Udc parteciperà?

«Non abbiamo paura delle primarie, ma serve chiarezza. Primo: le primarie vanno regolate per legge, così non sono una cosa seria. Secondo: non è credibile che l’Udc, che è fuori dalla maggioranza, partecipi aun appuntamento con chi sostiene il governo. Gli elettori hanno bisogno di messaggi netti». Lorenzo Cesa

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